I Sassi di Matera al tramonto
I Sassi di Matera al tramonto

Due giorni a Matera bastano per innamorarsene. Il tempo di scendere nei Sassi con la luce del mattino, di perdersi tra scalinate e vicoli che sembrano non finire mai, di affacciarsi sulla Gravina quando il sole cala e la pietra si accende. Ecco un itinerario ragionato, pensato per chi alloggia nel centro storico e sceglie di muoversi a piedi.

Capire la città prima di scendere nei Sassi

Matera si legge su due livelli. In alto c'è il Piano, la città ottocentesca e moderna che ruota attorno a Piazza Vittorio Veneto. Sotto, oltre il parapetto della piazza, si apre l'anfiteatro dei Sassi: un dedalo di case scavate nel calcare, cortili e scalinate, dove il tetto di una casa è spesso la strada di qualcun altro. I due rioni, Sasso Barisano e Sasso Caveoso, sono separati dallo sperone della Civita, sul quale svetta la Cattedrale.

I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri sono iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1993: un riconoscimento a una maniera di abitare la roccia rimasta viva per millenni. Vale la pena ricordarlo mentre si cammina.

Un consiglio vale più di qualsiasi itinerario: scarpe chiuse con suola scolpita, perché la pietra è levigata dall'uso e i dislivelli sono continui. Alloggiare nel centro storico, a pochi passi dai Sassi, semplifica tutto: si scende, si risale per una pausa e si torna fuori al tramonto senza mai prendere l'auto.

Primo giorno: la Civita, la Cattedrale e il Sasso Barisano

Si comincia presto, quando la luce è ancora radente. Da Piazza Vittorio Veneto il belvedere Luigi Guerricchio, che i materani chiamano dei tre archi, regala la prima vista d'insieme sul Sasso Barisano. Da lì si imbocca la salita verso la Civita, il nucleo più antico della città.

In cima si arriva alla Cattedrale, dedicata alla Madonna della Bruna, patrona di Matera. La facciata in stile romanico pugliese, il rosone e il campanile dominano l'abitato; l'interno, rimaneggiato nei secoli, custodisce affreschi e un presepe in pietra. Fuori, la piazza affacciata sul vuoto è uno dei punti panoramici più belli in assoluto.

Il resto della mattinata scivola nella discesa dentro il Sasso Barisano, dove le case sono più costruite che scavate e i portali si riempiono di fregi. Qui si incontra San Pietro Barisano, la più estesa delle chiese rupestri cittadine, tra botteghe artigiane e spazi ipogei recuperati.

Il pomeriggio del primo giorno: la città sotterranea

Sotto Piazza Vittorio Veneto si nasconde il Palombaro Lungo, l'enorme cisterna scavata nella roccia per raccogliere l'acqua della città. La chiamano la cattedrale dell'acqua, e appena si scende si capisce perché: volte altissime e un silenzio che amplifica ogni passo. La visita è breve e accompagnata; conviene verificare orari e modalità di ingresso sui canali ufficiali.

A poca distanza, un bene del FAI nel cuore del centro storico racconta con un allestimento multimediale la vicenda dei Sassi: dall'abbandono forzato seguito alla legge speciale degli anni Cinquanta fino al recupero. Se il tempo lo consente è la tappa da fare per prima.

Chi preferisce l'arte trova due poli nella città alta: il museo nazionale ospitato in Palazzo Lanfranchi, che conserva il grande telero di Carlo Levi dedicato alla Lucania, e il museo archeologico intitolato a Domenico Ridola, con i materiali raccolti sulla Murgia.

Secondo giorno: il Sasso Caveoso e le chiese rupestri

Il secondo giorno si dedica al Sasso Caveoso, il rione che guarda a sud e scende verso la Gravina come la cavea di un teatro antico. Qui le abitazioni sono grotte vere e proprie. Una casa grotta allestita con mobili, utensili e la mangiatoia del mulo mostra in pochi metri quadri come vivevano intere famiglie insieme agli animali: è la visita che colpisce di più.

Sulla rupe di Monterrone si affacciano la chiesa di Santa Maria de Idris e la cripta di San Giovanni in Monterrone, collegate tra loro e ricche di affreschi. Poco più in basso c'è Santa Lucia alle Malve, primo insediamento monastico femminile benedettino della città.

Verso il fondo del Barisano, sul versante che guarda il canyon, si apre il complesso della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci: due chiese, un monastero, una casa grotta e una cantina collegati da passaggi stretti, fino a un affaccio spettacolare sul torrente.

Il tramonto sulla Gravina e la tavola materana

L'ora d'oro va vissuta all'aperto. Dai belvedere dei Sassi si guarda il canyon e, dall'altra parte, l'altopiano della Murgia bucato dalle grotte. Chi ha ancora gambe può scendere verso il fondo della Gravina lungo i sentieri che partono dal margine dei rioni: prima di incamminarsi conviene verificare apertura e condizioni del percorso presso l'ente parco.

La cena chiude la giornata nel modo giusto. Il pane di Matera IGP, con la crosta spessa e la mollica gialla, è il simbolo della città; accanto arrivano i peperoni cruschi di Senise IGP, la cialledda, la crapiata a base di legumi e cereali. Da bere, i rossi lucani.

Consigli pratici per due giorni senza intoppi

Buona parte dei Sassi è pedonale o a traffico limitato, quindi l'auto va lasciata nei parcheggi della città alta. Molti siti si visitano con biglietti cumulativi o su prenotazione e gli orari cambiano secondo la stagione: meglio controllare i canali ufficiali il giorno prima.

Primavera e autunno restano le stagioni migliori. In estate la pietra bianca riflette molto calore, quindi meglio camminare nelle prime ore e nel tardo pomeriggio, con acqua e cappello. Chi capita in città all'inizio di luglio trova la festa della Madonna della Bruna, che ogni anno il 2 luglio anima Matera con il carro trionfale di cartapesta: per date e programma aggiornati si fa riferimento ai canali ufficiali della festa.

Dormite nel centro storico di Matera — L'albero della Vita

Due camere con bagno privato sotto volte in tufo, a pochi passi dai Sassi. Colazione inclusa, aria condizionata e cucina completa a disposizione degli ospiti.