Dall'altra parte della Gravina, proprio davanti ai Sassi, si stende un altopiano di roccia bianca, grotte e macchia bassa. È il Parco della Murgia Materana: un'area protetta di grandi dimensioni che custodisce insieme natura, archeologia e centinaia di chiese rupestri. Qui si trova anche il punto da cui Matera si vede tutta intera.
Un parco che è anche un museo a cielo aperto
Il parco regionale archeologico storico naturale delle chiese rupestri del Materano protegge un territorio molto ampio, a cavallo dei comuni di Matera e Montescaglioso, affacciato sul canyon scavato dal torrente Gravina. Il paesaggio è quello della murgia: pascoli aridi, muretti a secco, jazzi e masserie, gole improvvise e pareti calcaree bucate da grotte naturali e artificiali.
Non è solo natura. Qui l'uomo ha lasciato tracce continue dalla preistoria in poi: villaggi trincerati neolitici, tombe, cisterne, cripte affrescate e insediamenti monastici. Per questo il parco è parte integrante del riconoscimento UNESCO che comprende i Sassi e le chiese rupestri: le due rive della Gravina raccontano la stessa storia.
Il Belvedere di Murgia Timone, la cartolina di Matera
Il Belvedere di Murgia Timone è il punto panoramico più celebre del parco: da qui i Sassi appaiono in un colpo d'occhio unico, con la Civita al centro, i due rioni che scendono a gradoni e il canyon in mezzo. È il luogo dove l'alba e il tramonto fanno davvero la differenza, quando la pietra passa dal bianco all'oro e le finestre dei Sassi cominciano ad accendersi una a una.
Non a caso questa scenografia ha attirato il cinema: la Murgia e i Sassi hanno fatto da set a numerose produzioni italiane e internazionali, dal Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini alla Passione di Cristo di Mel Gibson. Guardando l'altopiano dal belvedere si capisce immediatamente il perché.
Come si raggiunge l'altopiano
Ci sono due modi. Il primo è a piedi, scendendo dai Sassi fino al fondo della Gravina e risalendo sul versante opposto: un percorso breve in chilometri ma impegnativo per dislivello e fondo roccioso, in parte servito da una passerella sospesa che attraversa il canyon. Apertura e condizioni possono variare, quindi la verifica preventiva presso l'ente parco è d'obbligo.
Il secondo è in auto, seguendo la strada che aggira il canyon e porta ai parcheggi sull'altopiano, da dove si prosegue a piedi su sterrato fino ai belvedere. È la soluzione più comoda per chi viaggia con bambini o ha poco tempo, e resta l'unica ragionevole nelle ore più calde dell'estate.
Sull'altopiano si trova anche un centro visite che funziona da punto di partenza per le escursioni accompagnate: affidarsi a una guida del territorio è il modo migliore per capire che cosa si sta guardando, perché molte emergenze non sono segnalate e da soli non si riconoscono.
Sentieri, chiese rupestri e villaggi
L'ente parco ha tracciato una rete di itinerari segnalati che collegano belvedere, cripte affrescate e testimonianze archeologiche. Alcuni sono anelli brevi adatti a tutti; altri sono escursioni più lunghe lungo la gravina, con tratti esposti e passaggi su roccia che richiedono passo fermo. La descrizione ufficiale dei percorsi, con difficoltà e tempi di percorrenza, è pubblicata dall'ente e va consultata prima di partire.
Tra le mete più note ci sono le chiese rupestri disseminate sull'altopiano e lungo le pareti del canyon, i resti dei villaggi preistorici e i jazzi, i grandi recinti in pietra usati per il ricovero delle greggi. Molte cripte si visitano solo con accompagnatore o su prenotazione, perché sono fragili e prive di custodia continua.
Quando andare e che cosa portare
Le stagioni migliori sono la primavera e l'autunno: temperature gradevoli, luce nitida e, in primavera, la fioritura della steppa murgica. D'estate il sole batte senza ombra e la roccia riverbera calore, quindi è meglio muoversi molto presto o nel tardo pomeriggio. In inverno le giornate limpide regalano panorami eccezionali, ma il fondo può essere fangoso e scivoloso dopo le piogge.
L'attrezzatura giusta è semplice ma non negoziabile: scarpe da trekking con suola scolpita, acqua abbondante perché lungo i sentieri non ci sono fontane, cappello, protezione solare e una torcia se si prevede di rientrare al crepuscolo. Il telefono carico serve, ma il segnale non è garantito ovunque.
Rispettare un paesaggio fragile
Il parco è un ambiente delicato: si resta sui sentieri segnalati, non si raccolgono pietre o frammenti, non si accendono fuochi e si porta via ogni rifiuto. Le grotte possono ospitare fauna protetta e presentare strutture instabili, quindi non ci si avventura in cavità non attrezzate. I cani vanno tenuti al guinzaglio, anche per rispetto delle greggi che ancora pascolano qui.
Vale poi una regola di buon senso: non improvvisare discese verso la Gravina cercando scorciatoie. Le pareti sono ripide e il fondo è instabile. Con un itinerario scelto in anticipo, un orario ragionevole e un minimo di prudenza, la Murgia regala una delle esperienze più memorabili di tutto il viaggio in Basilicata.
Dormite nel centro storico di Matera — L'albero della Vita
Due camere con bagno privato sotto volte in tufo, a pochi passi dai Sassi. Colazione inclusa, aria condizionata e cucina completa a disposizione degli ospiti.